ANTOLOGIA CRITICA

Un estimatore ed amico, Daniel Audetto.

Ei fu :nato a Revelastocke, nelle distese ghiacciate del Nord Canada, ai confini con l'Alaska il 18 Marzo 1915, Joffre Truzzi deve aver capito da subito che la vita era dura e difficile, e che bisognava lottare e battersi per sopravvivere e, ultimamente, per "farcela".

Il padre Satiro, lavorava alla costruzione della ferrovia Trans-Canada, che doveva unire la Costa Atlantica con il Pacifico, con temperature proibitive e condizioni di lavoro disumane; alla fine il povero Satiro non ce la fece, e dopo dieci anni dovette rientrare nella nativa Mantova, terra dei Gonzaga, dove fiorivano le arti e l'artigianato.

La madre Stella, donna indomita e coraggiosa, accudiva Joffre,i suoi fratelli e la casa di

tronchi d’abete, e, per "fare la spesa", usciva a cavallo nei boschi con la doppietta e a volte tornava con un bottino di selvaggina o solo bacche del bosco.

Ancora adolescente, Joffre torno` nella terra dei suoi avi durante un viaggio periglioso, dove rischiarono di affondare e di contrarre qualche brutta malattia contagiosa, stipati com'erano nella stiva di un'ansimante piroscafo.

Nei ricordi di Joffre questo periodo della prima infanzia e` vago, ma sempre presente, come visioni, fra sogno e realtá.E sono convinto che ha creato i prodromi di quest’inusuale artista e personaggio eccezionale, temprato dai grandi freddi, con la visione di grandi spazi e di aurore boreali,che a novant'anni dipingeva ancora attivamente.

Nelle mattine soleggiate lo trovavi al suo bar preferito dei Piani di Borghetto, a gustarsi uno "spruzzato" e a scambiare sagaci commenti sul via-vai del marciapiede, ma soprattutto, ti sorprendeva con la sua memoria e la profonda cultura, assimilata in viaggi e letture, con una sempre viva curiosita`.

Scontroso e irascibile superficialmente, nascondeva un animo gentile e mite, timido, che proteggeva con questa "corazza"burbera e accigliata.

Spirito di contraddizione e in contraddizione con il mondo e con se stesso, anche con i suoi affetti e amici piu` cari, si realizza e trova sfogo e pace nei suoi dipinti.Che a veder bene,é una una vera stranezza, che non abbiano avuto il successo e i riconoscimenti che meritano.

Ci sono le ragioni di questo "tesoro"nascosto: sicuramente il carattere scontroso e introverso non ha favorito il necessario supporto di critici e galleristi, oltre alla scelta di vita e di lavoro nella dolce e pigra Riviera di Ponente, senza mai spingersi, non dico all'estero, ma nemmeno a Milano, a cercare e sviluppare contatti e amicizie.

 Sono riuscito a portarlo a Parigi e Londra, solo dopo gli ottant'anni, dove ha visitato i grandi musei e ha avuto anche un grande successo con un'esposizione a Oxford.

Lo stesso Morlotti che frequentava e lo stimava molto, era in continuo movimento pur passando molto tempo in Riviera, ed aveva solidi rapporti con importanti galleristi che lo aiutarono ad affermarsi, anche con accordi commerciali, che il nostro Truzzi disdegnava.

Quando qualche critico o gallerista "scopriva" Truzzi, il rapporto quasi inevitabilmente si deteriorava e infine si interrompeva, grazie alle intransigenti posizioni del nostro integerrimo e scontroso Maestro!

Se non sei un buon diplomatico non vuol dire che non puoi essere un buon artista, anzi! Forse non avrai mercato e fama, ma le opere rimangono e testimoniano una produzione artistica di alto livello.

Truzzi ha visitato musei, esposizioni, chiese, paesi e, soprattutto, ha incontrato molta gente comune “ la più vera”, con cui amava dialogare con vivace spontaneità e ha sempre letto molto.

Se Truzzi non ha accettato compromessi per affermare la sua arte,si é impegnato a soddisfare la sua cultura e curiosità e per guardarsi nello specchio ogni mattina serenamente.

La sua pittura e` stata sicuramente ispirata dai grandi impressionisti, soprattutto Cezanne, di cui ha visitato lo studio a Aix-en-Provence con Morlotti e Francesco Biamonti, e da De Stael, di cui amava molto i cieli, ma anche dall'amico Morlotti.

In Truzzi si e` sviluppato misteriosamente un fenomeno di osmosi, tra le atmosfere mediterranee del nostro entroterra, cosi amate e descritte da Biamonti, con i suoi paesaggi ventosi, e un post'impressionismo materico magistrale, che solo sfiora l'informale, vedi le bagnanti e i nudi, che sono un'amalgama poetico di carne, di terra, di acqua e di vegetazione, un'atmosfera e un pathos legato all'ultimo Cezanne,e oltre, proprio per quel suo sfiorare, accarezzare quasi l’informale, ma senza mai cedere alle sue facili lusinghe.

Come gli impasti materici, ma tenui, delicati, dei fiori di Truzzi, le "sue"rose canine che andava a cercare tra i muretti a secco, sopra Sasso e Seborga, o i limoni lucidi di humus, di una materia cosi viva e "profumata" lavorata con perizia tra spatole e ruvidi pennelli.

Truzzi ama dipingere su superfici dure, solide, dove sente il bisogno di "affondare"il suo segno con il pennello o la spatola, ma anche con la viva mano, l'indice che penetra nella materia ancora duttile e la segna in profondita`: cosi` Truzzi si lega alla sua opera, in un’indelebile simbiosi.

Quasi alla fine della sua lunga vita, Truzzi riscopre l’Eros e dipinge una serie di grandi bagnanti, Angeli-Maddalene di un sogno erotico, di carni impastate col fango, la vita, l’eros, e la morte...sul solco tracciato da Renoir, e prima ancora da Tiziano e Rubens,soggetto al quale si dedicó anche Morlotti, nelle ultime sue opere.

Ho avuto la fortuna di frequentare Truzzi per molti anni, da quando scorazzava altero sul suo Galletto-Guzzi, abbiamo visitato Roma in lungo e in largo, dove amava passeggiare in via Giulia, perché gli ricordava un racconto di Caldarelli; a Firenze, dove riconosceva a prima vista gli affreschi delle Chiese, con nomi e date; a Ferrara, al Palazzo dei Diamanti, per una grande mostra, la prima postuma, di Morlotti e a Venezia, dove amava rivedere piu` volte la "Resurrezione" del Tiziano, con quella luce verdastra, dipinta a novant'anni;

inoltre le varie escursioni nel nostro amato entroterra, alla ricerca di un buon coniglio, con un buon bicchiere di rossese, dove, alla fine, tirava fuori dal profondo, la sua grande cultura e umanita`, i suoi sentimenti più profondi, quasi nascosti, e allora mi declamava  Virgilio e Petrarca ,recitava a memoria "l'infinito",citava  i grandi filosofi, mi parlava di Dio, che, chi lo sa se c'e` o non c'e`, non si puo` afferrare il concetto, e` troppo distante, troppo grande, difficile, impossibile capirci, e Truzzi voleva,doveva, capire.

Cosi, apprezzava e stimava un grande filosofo francese, quasi sconosciuto, sicuramente sottovalutato, un certo Emil Du Bois-Reymond, l'Agnostico, che diceva e spiegava: IGNORABIMUS, DUBITAMUS......

Ma della sua Arte,, della sua Poesia, di quello che ci ha dato, noi non dubitiamo, siamo certi che e` vera Arte, della grande Arte, e glie ne siamo grati e riconoscenti, anche se siamo ancora pochi eletti a poterla apprezzare.

Daniel Audetto – Luglio 2013

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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